Un sognatore ci ha lasciato un tesoro. Le distanze contano solo per chi vuole farle contare.

Solo dieci giorni fa, moriva di Coronavirus Luis Sepulveda. Una mente generosa, uno spirito positivo che ha lasciato una eredità enorme a ciascun ignaro lettore. L’importanza di credere nelle proprie capacità, nonostante , non abbiamo la fortuna di avere accanto Zorba, che ci sprona a volare.

Allora occorre leggere queste pagine, rileggerle e rileggerle ancora. Perchè fino a quando aspetteremo che qualcuno sia li, accanto, pronto ad aiutarci, forse non spiccheremo mai il volo. Occorre che Zorba esista dentro di noi. Che lo lasciamo libero di parlare , di ricordarci che non sarà al primo tentativo, ma ci riusciremo a volare, qualsiasi cosa possa significare.

Qualcuno riprenderà gli studi, altri sperimenteranno percorsi nuovi, altri ancora supereranno delle debolezze prima insormontabili. La lettura ha il potere enorme di spingerci oltre i nostri confini. Una parola quanto mai significativa in questo periodo. Le distanze, siano esse sociali, professionali o di qualsiasi altra natura, esistono solo per chi vuole che ci siano.

Di seguito una delle pagine più belle che un mio amico ha postato questa mattina e che mi hanno fatto riflettere.

Grazie @simoneterreni

“Vuoi volare, signorina?” disse il gatto, Zorba. Fortunata li guardò ad uno ad uno, prima di rispondere. “Sì. Per favore, insegnatemi a volare”. I gatti miagolarono la loro gioia e subito misero zampa al lavoro. Attendevano quel momento da molto tempo. Con tutta la pazienza che contraddistingue i gatti, avevano aspettato che la gabbianella comunicasse loro il suo desiderio di volare, perché capivano che volare, è una decisione molto personale. E il più felice di tutti era Diderot, che si era assunto l’incarico di dirigere le operazioni.”Pronta al decollo!” miagolò Diderot. “Pronta al decollo! ” annunciò Fortunata. “Inizi a rollare sulla pista spingendo indietro il suolo con i punti di appoggio A e B” ordinò Diderot. Fortunata venne avanti, ma lentamente, come se avanzasse su pattini male oliati.”Maggiore velocità!” reclamò Diderot. La giovane gabbianella accelerò un po’. “Ora allunghi i punti D!” . Fortunata spiegò le ali mentre avanzava. “Ora sollevi il punto E!” comandò Diderot. Fortunata alzò le piume della coda. “E ora muova dall’alto in basso i punti D, spingendo l’aria verso terra, e contemporaneamente ritiri i punti A e B!” spiegò Diderot. Fortunata batté le ali, ritrasse le zampe, si innalzò di un paio di centimetri, e subito ricadde come un sacco di patate. Con un balzo i gatti scesero dalla libreria e corsero da lei. La trovarono con gli occhi pieni di lacrime: “Sono una buona a nulla! Sono una buona a nulla!” ripeteva sconsolata. “Non si vola mai al primo tentativo, ma ci riuscirai. Te lo prometto” disse Zorba. Fortunata tentò di spiccare il volo diciassette volte, e per diciassette volte finì a terra dopo essere riuscita a innalzarsi solo di pochi centimetri. Zorba pensò di chiedere aiuto ad un uomo, suo amico, per riuscire a far volare la gabbianella. Questi li condusse su un edificio molto alto: era il campanile di San Michele, da lì si vedeva tutta la città. “Ho paura“, gridò Fortunata. “Ma vuoi volare, vero?” gli rispose Zorba. “Si ma, ho paura. Zorba saltò sulla balaustra che girava attorno al campanile. In basso le auto sembravano insetti dagli occhi brillanti. L’uomo prese la gabbianella tra le mani. “No! Ho paura! Ho paura, Zorba!” gridò Fortunata, beccando le mani dell’uomo. “Aspetta. Posala sulla balaustra” disse Zorba. “Non avevo intenzione di buttarla giù” disse l’uomo. “Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia.   E acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole, e arriva sempre come una ricompensa dopo la pioggia. Senti la pioggia. Apri le ali” gli disse Zorba. La gabbianella spiegò le ali. I riflettori la inondavano di luce e la pioggia le copriva di perle le piume. L’uomo e il gatto la videro sollevare la testa con gli occhi chiusi. “La pioggia. L’acqua. Mi piace!” Disse la gabbianella. “Ora volerai” gridò Zorba. “Ti voglio bene. Sei un gatto molto buono” rispose Fortunata, avvicinandosi al bordo della balaustra. “Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo” disse Zorba. “Non ti dimenticherò mai. E neppure gli altri gatti. “Vola!” gli gridò Zorba, allungando una zampa e toccandola appena. Fortunata scomparve alla vista, e l’uomo e il gatto temettero il peggio. Era caduta giù come un sasso! Col fiato sospeso si affacciarono alla balaustra, e allora la videro che batteva le ali sorvolando il parcheggio, e poi seguirono il suo volo in alto, molto più in alto della banderuola dorata che corona la singolare bellezza di San Michele. Fortunata volava solitaria e si allontanava battendo le ali con energia fino a sorvolare le gru del porto, gli alberi delle barche, e subito dopo tornava indietro planando, girando più volte attorno al campanile della chiesa. “Volo! Zorba! So volare!” gridava euforica dal vasto cielo grigio.L’uomo accarezzò il dorso del gatto: “Bene, zorba, Ci siamo riusciti” disse sospirando. “Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante” rispose Zorba. “Ah sì? E cosa ha capito?” 

CHE VOLA, SOLO CHI OSA FARLO“! 

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