L’abbraccio rafforza i legami. Nel lavoro e nella vita

“Ci si abbraccia per ritrovarsi interi” così recita un verso della grandissima Alda Merini. Abbiamo assistito a tutorial di ogni genere sotto questa pandemia, ma.. ci ricordiamo come ci si abbraccia? Perchè ci si abbraccia e cosa vogliamo comunicare facendolo? Quali emozioni deve scatenare questa forma primordiale di contatto? ( foto copertina dal web)

L’Italia in qualche modo è stata “licenziata” dall’immobilità e può ripartire tra rigidi divieti da rispettare, sul lavoro come nella quotidianità. L’abbraccio tra colleghi o compagni resta vietato, eppure proprio il tipo di abbraccio che si scambiano i colleghi di lavoro dopo aver portato a termine un compito complicato o dopo aver concluso un affare, oppure tra compagni di squadra o di studio, rafforza i legami negli ambienti di lavoro e nello sport.

Anche i social si sono adeguati per sopperire a questa mancanza di contatto fisico a causa della pandemia. Facebook ha introdotto in Italia una nuova “reazione”, e cioè l’emoji con cui è possibile mostrare apprezzamento per post, video e commenti sul social network con l’obiettivo è dar modo agli utenti di “trasmettere ancora più affetto in questo periodo in cui molti di noi sono distanti”.

La consuetudine di abbracciarsi a livello sociale e psicologico genera effetti potentissimi in termini di benefici a livello neurologico certificati da moltissimi studi e ricerche. L’abbraccio di per sé sancisce l’unione di una mamma al proprio figlio appena nato, in un gesto istintivo accoglie la vita dopo 9 mesi di attesa.

Il 15 maggio si è celebrata la Giornata Internazionale della Kangaroo

“La connessione fisica ed emozionale che si attua attraverso gli sguardi, i sorrisi, la voce, il contatto fisico, svolge una funzione di modulazione dello stress, di protezione neurobiologica e di promozione delle competenze di regolazione del bambino ha detto il Prof. Fabio Mosca, Presidente della Società Italiana di Neonatologia

Numerosi studi scientifici hanno dimostrato i diversi effetti positivi della Kangaroo Mother Care, consigliata anche dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tanto da essere considerata dagli esperti un vero intervento terapeutico, sia per il neonato sia per i genitori. Nei reparti dove si attuano fin dalla nascita tecniche di contenimento e di developmental care eseguite dal personale sanitario e dai genitori, come appunto la KMC, si è notata una riduzione dei danni cerebrali. 

A sottolinearne l’importanza anche la biologa Sonia Canterini e il neuroscienziato Francesco Bruno che hanno racchiuso ne La scienza degli abbracci i risultati dei più recenti studi internazionali e le scoperte fatte sull’argomento. E’ stato dimostrato che, attraverso la pelle, un abbraccio accende diverse aree del cervello in grado di esprimere o riconoscere le varie emozioni e i diversi significati che si vogliono trasmettere. Anche sociali.

La scienza degli abbracci

Sulla pelle le informazioni che hanno una valenza affettiva, come le carezze, viaggiano lungo le fibre amieliniche e raggiungono la corteccia dell’insula. Lavorando in modo coordinato con altre aree del cervello, la corteccia dell’insula svolge un ruolo chiave nella nostra vita emotiva e sociale», sottolinea la biologa Sonia Canterini. E così l’abbraccio dalla pelle arriva fino al cervello per sprigionare emozioni.

Nel corso del 2020 è prevista una nuova indagine conoscitiva, che evidenzi, insieme ai già ottimi risultati assistenziali delle Terapie Intensive Neonatali italiane, un miglioramento dell’utilizzo della KMC, analogamente a quanto avviene nei paesi del centro e nord Europa.

Abbandonate le spiegazioni scientifiche, spetta all’arte e alla cultura ricordarci cosa rappresenta l’ abbracciarsi. Il critico cinematografico ed esperto di cultura Patrizio Rossano ha specificato che “L’immagine di un abbraccio è quasi un segno topico, un’icona, un tratto visivo che è anche emozione. Un abbraccio è in grado di esprimere la sintesi di pensieri, di pulsioni affettuose o amorose. Un abbraccio esprime il linguaggio del corpo senza l’uso di parole o di sguardi: sono solo e semplicemente due corpi che si avvicinano e si stringono” 

Canova

Tra i tanti abbracci simbolici della storia, in una sorta di ricordo iconografico, celebre Amore e Psiche di Canova fino al Bacio di Auguste Rodin, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’omaggio

Presepe napoletano

del maestro Genny Di Virgilio agli ‘eroi’ della lotta al coronavirus che ha realizzato un medico e un’infermiera che abbracciano l’Italia per il tradizionale presepe napoletano.

Per quanto riguarda le mani, una sola immagine vale per tutte: le dita che si sfiorano, si avvicinano nella Creazione di Adamo nel Giudizio Universale dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina. “Un simbolo, un segno, un’icona della vita che si appresta a sorgere: da quel contatto tra le due mani, tra gli indici, che sta per avvenire e che poi avverrà, discenderà l’umanità intera”, sostiene Rossano.

 “C’è un altro comportamento altrettanto iconico e simbolico, che pure è ad altissimo rischio e minaccia: il bacio. Nelle scienze sociali, in antropologia in particolare (Desmond Morris), il bacio sembra trarre origine da quando le antiche madri della preistoria masticavano il cibo per poi passarlo attraverso la bocca ai loro piccoli. Successivamente, il bacio ha subito varie “mutazioni” e nelle diverse aree del mondo ha diversi significati e codici simbolici”.

 Quindi, ora che la normalità piano piano sta riprendendo il suo posto nella nostra quotidianità ricordiamoci quanto questo distanziamento ci ha insegnato, ovvero che il distacco enfatizza la voglia di essere vicini. Quando ne avremo modo, ricordiamoci di abbracciare chi amiamo, chi vogliamo, chi possiamo. E nel farlo usiamo consapevolezza ed intenzione perché a pelle si sentono molte più emozioni di quelle che le parole soffocate nelle mascherine non possono esprimere. 

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