Screening Femminile, donna proteggi te stessa.

Non trascurarsi e non rimandare i controlli di primo o secondo livello al seno per paura di tornare in ospedale e contrarre il Coronavirus e non rimandare la visita dal senologo all’anno successivo. È questo l’appello che il prof. Vittorio Altomare, direttore dell’UOC di Senologia del Campus Bio-medico di Roma, intervistato dall’agenzia Dire via Skype, rivolge a tutte le donne che nel suo ambulatorio di senologia ‘Open’, attivo anche nel periodo del lockdown, possono accedere tutti i giorni anche senza prenotazione.

L’accorato appello alla prevenzione come routine di benessere è rivolto a tutti coloro che hanno o sospettano un problema oncologico, per tornare con fiducia nelle strutture sanitarie. Riprendere l’abitudine ai sani controlli, significa non vanificare quanto fatto fino ad ora in termini di sensibilizzazione e prevenzione. Un ritardo eccessivo che va al di là del fermo imposto dal Covid, può determinare il rischio della riduzione di quella percentuale molto alta di guarigione che occorre continuare a mantenere rispetto al tumore al seno. Dal 2016 con l’istituzione delle Breast Unit, l’Italia si è adeguata alle richieste della Comunità Europea per individuare centri specialistici per il tumore al seno. Questi reparti si avvalgono di specialisti multidisciplinari quali il radiologo, il chirurgo senologo, l’anatomopatologo, l’oncologo medico e il radioterapista a supporto della donna che deve affrontare un problema di questo tipo.

Dello stesso avviso è Marco Zappa,  il presidente dell’Osservatorio Nazionale Screening che vigila sull’attività di diagnosi precoce oncologica condotta lungo la Penisola. Gli esami necessari – la mammografia per il tumore al seno, la ricerca del sangue occulto nelle feci per il tumore del colon retto e l’Hpv-test per il tumore della cervice uterina , devono ripartire contestualmente agli screening oncologici. L’ Osservatorio Nazionale Screening– sottolinea l’esperto, a capo della struttura di epidemiologia clinica dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica (Ispro) di Firenze – propone delle indicazioni da applicare in maniera uniforme per ripristinare ovunque i servizi entro l’estate, rispettando condizioni chiare: dalla sicurezza degli operatori sanitari all’adozione di misure di prevenzione rivolte agli utenti, dalla riorganizzazione delle attività in più strutture sul territorio (in modo da evitare assembramenti) a una rimodulazione che consideri delle priorità da stabilire in base ai livelli di rischio individuale. I primi a essere richiamati, precisa Zappa, «saranno coloro che, dopo aver ricevuto l’invito, avevano già un appuntamento, poi annullato a causa del Covid-19». Di speculare importanza, una massiccia campagna di comunicazione per informare la cittadinanza della ripresa dei servizi e un monitoraggio bimensile dell’andamento delle attività. 

Con la consulenza di Francesco Perrone (Fondazione Pascale, Napoli) di Paolo Casali (INT) e Saverio Cinieri (presidente eletto AIOM), AIRC ha comunicato che, spostare i test di screening (mammografie, Pap test eccetera) di qualche settimana o persino di qualche mese, non ha un impatto misurabile sul numero di tumori identificati, purché si recuperi l’esame perduto non appena la situazione torna alla normalità. Per far fronte all’epidemia anche i reparti di oncologia si sono riorganizzati, talvolta posticipando visite e screening. Ma non vi sono rischi per i pazienti e le valutazioni vengono fatte su base individuale.

In alcuni soggetti ad alto rischio (come per esempio le donne positive per i geni BRCA o le donne positive per HPV), i test non rientrano nella definizione generale di screening ma sono giustificati dalla maggiore probabilità di sviluppare un tumore. In genere, il medico che ha in carico i soggetti ad alto rischio valuterà caso per caso se è opportuno ritardare l’esame oppure se è meglio farlo comunque.

Europa Donna Italia ha condotto un’indagine nella propria rete di associazioni per monitorare i servizi di supporto erogati alle donne con tumore al seno durante la pandemia di COVID-19. Delle 41 associazioni che hanno risposto, il 60% fornisce supporto a distanza, il 13% supporto diretto, mentre il 27% entrambe le tipologie.

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L’attuale situazione emergenziale provoca smarrimento e angoscia ai numerosi pazienti oncologici che si trovano a fronteggiare, oltre al tumore, la minaccia del virus e le limitazioni imposte dalla serrata. Nel rispetto delle misure di controllo disposte da governo ed enti locali, le associazioni di volontariato della rete di Europa Donna Italia hanno intrapreso alcune iniziative per continuare a garantire alcuni servizi di supporto alle donne con tumore al seno. Europa Donna Italia raduna 151 associazioni di volontariato in senologia distribuite sull’intero territorio nazionale. Per monitorare i servizi forniti, Europa Donna Italia ha condotto un’indagine su un campione di 41 associazioni. Risultando sospeso il contatto diretto con le pazienti presso gli ospedali e/o presso le sedi associative, il 60% delle associazioni coinvolte nell’indagine fornisce supporto mediato: sostegno a distanza tramite chat, telefonate o skype (63%) ma anche tutorial di esercizi fisici (11%) e video con consigli di nutrizionisti e psicologi (26%). Il supporto diretto, cioè a contatto con le pazienti, è fornito dal 13% delle associazioni. Metà di queste continua a garantire il servizio navetta necessario per non interromperne le terapie in corso (50%). Data la carenza, alcune associazioni si sono mobilitate per reperire delle mascherine o, in alcuni casi, la loro confezione sartoriale (25%). Le rimanenti offrono supporto a urgenze specifiche delle singole pazienti come consegne a domicilio, cure palliative domiciliari e servizio parrucca (25%). Infine, il 60% delle associazioni si sono fatte portavoce di raccolte fondi promosse dagli ospedali del territorio, dalla protezione civile o organizzate dalla stessa associazione anche grazie alle donazioni dei propri fondi destinati all’acquisto di respiratori, dispositivi di protezione per pazienti e personale sanitario, apparecchi portatili per radiografie e protesi senologiche. Un segnale forte che ribadisce l’importanza, anche nei momenti più critici, del terzo settore.

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