Alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente, Legambiente lancia un’iniziativa nazionale contro l’inquinamento industriale dei fiumi

Che cosa finisce nelle nostre acque? E con quali impatti su salute e ambiente? Per anni utilizzati come discariche dove smaltire i reflui delle lavorazioni industriali, i nostri fiumi, laghi, acque marino-costiere e falde sotterranee sono stati contaminati da scarichi inquinanti: ma oggi, alle minacce di ieri se ne aggiungono di diverse e non meno insidiose.  L’effetto del lockdown aveva restituito acque più limpide, per questo l’associazione ambientalista invita tutti i cittadini a denunciare eventuali casi scrivendo e mandando il materiale a onal@legambiente.it

“La riapertura delle attività produttive – commenta Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – ci ha restituito in diverse situazioni anche la riattivazione di scarichi inquinanti nelle acque. Di certo non può essere il lockdown la misura per restituirci acque limpide, ma ora che abbiamo tutti visto come sia possibile ritornare ad avere fiumi e laghi puliti, occorre puntare sulle giuste politiche e misure a livello nazionale fin da questa fase di ripartenza. Servono un sistema di controllo e monitoraggio sempre più accurato e uniforme su tutto il territorio nazionale e un’azione di denuncia degli scarichi illegali. Per questo abbiamo deciso di iniziare a raccogliere le segnalazioni sugli scarichi inquinanti da parte delle persone che continueranno ad essere sentinelle sul territorio.”.

Dossier Legambiente

Con la riapertura della Fase 2, Legambiente invita tutti i cittadini a denunciare eventuali casi d’inquinamento scrivendo e mandando il materiale alla mail onal@legambiente.it dell’Osservatorio nazionale ambiente e legalità dell’associazione. Occorrerà indicare il luogo, la data e l’ora dell’avvistamento di chiazze, schiuma o liquami sospetti, accompagnati da foto e/o video per consentire una prima valutazione dei casi e procedere a un eventuale esposto da parte di Legambiente, che si avvarrà della rete legale dei sui Centri di azione giuridica. Sarà inoltre presto online il form per le segnalazioni “SOS Goletta” che accompagnerà le campagne estive di Legambiente Goletta Verde e Goletta dei laghi.

Il dossier di Legambiente dal titolo H₂O – la chimica che inquina l’acqua fa il punto sulle sostanze inquinanti immesse nei corpi idrici, con numeri, dati e un focus dedicato alle sostanze emergenti (tra queste, ad esempio, fitofarmaci, farmaci a uso umano e veterinario, pesticidi di nuova generazione, microplastiche), raccogliendo anche 46 storie di acque contaminate. Nella Penisola circa il 60% dei fiumi e dei laghi non è in buono stato e molti di quelli che lo sono non vengono protetti adeguatamente. Su dati del registro E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register), l’associazione ambientalista calcola inoltre che dal 2007 al 2017 gli impianti industriali abbiano immesso, secondo le dichiarazioni fornite dalle stesse aziende, ben 5.622 tonnellate di sostanze chimiche nei corpi idrici. Per questo, alla vigilia della Giornata mondiale dell’Ambiente, l’associazione ricorda che la corretta gestione e la cura della risorsa idrica devono essere una priorità del Paese insieme alle bonifiche e al rafforzamento della Direttiva Quadro Acque per mantenere gli obiettivi, senza nuovi slittamenti e sotto la revisione degli Stati membri.  E lancia un appello al Governo, affinché una parte considerevole dei mille miliardi di euro stanziati dall’Ue per le politiche ambientali e climatiche finanzi il Green New Deal italiano per favorire il recupero dei ritardi infrastrutturali, l’adeguamento ed efficientamento degli impianti di depurazione e della rete fognaria e acquedottistica, gli interventi di riduzione del rischio idrogeologico. 

“L’Abruzzo è parte di questa sfida – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo – la nostra ripartenza  parte dall’attenzione all’aquifero del Gran Sasso e dalla bonifica di Bussi, dove i cittadini sono vittime di un colpevole ritardo delle istituzioni che da anni ne rallentano gli interventi. Non possiamo accettare che a causa di ricorsi e di ripetuti problemi di sovrapposizione di competenze ci ritroviamo sempre in una situazione di stallo con fondi già stanziati e mai utilizzati. E’ tempo di dare un’opportunità concreta a quell’area per far ripartire l’economia del territorio, facendo valere il principio europeo ‘chi inquina paga’ e bonificando al più presto.” 

L’Ue ha individuato inoltre 45 sostanze prioritarie rappresentano un “rischio significativo per l’ambiente acquatico o proveniente dall’ambiente acquatico” che gli Stati membri sono tenuti a monitorare: per lo più nelle nostre acque se ne individuano due famiglie, sostanze organiche e metalli pesanti, immesse tramite i processi produttivi o gli impianti di depurazione delle aree urbane. Non meno impattanti, ma considerati emergenti, sono invece le migliaia di contaminanti cui Legambiente dedica uno speciale capitolo: inquinanti dai potenziali effetti avversi su salute e ambiente stimati in oltre 2.700 in commercio, in gran parte non regolamentati. Tra questi, fitofarmaci, farmaci a uso umano e veterinario, pesticidi di nuova generazione, additivi plastici industriali, prodotti per la cura personale, nuovi ritardanti di fiamma e microplastiche. Sostanze magari presenti nelle acque in piccole concentrazioni, ma che interagendo per molto tempo possono creare un “effetto cocktail”.

Sono 130 mila all’anno, invece, le tonnellate di pesticidi usatenella filiera agricola italiana: secondo l’ISPRA, quantità significative di principi attivi e metaboliti di questi fitofarmaci si ritrovano in acque superficiali (67%) e sotterranee (33%), evidenziando la correlazione fra chimica nelle filiere tradizionali e impatti negativi sul sistema idrico, come sostenuto da sempre anche da Legambiente. Altro rischio sanitario deriva dai contaminanti nelle attività agrozootecniche: una ricerca pubblicata da The Lancet nel 2018 rivela che in Italia avviene un terzo delle 33 mila morti annue nell’Ue da infezioni da AMR (agenti resistenti agli antimicrobici). Nel 2019 l’Agenzia Europea del Farmaco ha evidenziato un uso di antibiotici sproporzionato nei nostri allevamenti: 1.070 tonnellate all’anno, il 16% dei consumi Ue, con il bacino padano area di maggiore utilizzo europeo

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