Un anno fa le #Azzurre esordivano al Mondiale. Ieri lo stop alla Serie A femminile

Un tweet dell’account ufficiale della Nazionale Femminile di Calcio ricorda come, un anno fa, le Azzurre esordivano al Mondiale di Calcio in Francia vincendo per 2 a 1 sull’Australia con doppietta in rimonta di Barbara Bonansea.

tweet @AzzurreFIGC

Se in Italia la Serie A femminile si ferma, in Giappone il 3 giugno segna una data storica: la Japan Football Association ha annunciato il nome e il logo del primo campionato professionistico femminile. La WE League (Women Empowerment League), il nome del campionato, partirà nell’autunno del 2021 e andrà di pari passo con il calendario europeo (settembre 2021- maggio 2022).

Il presidente della Federazione nipponica Kozo Tajima

Il presidente della Federazione nipponica Kozo Tajima ha dichiarato: “Lo scopo del lancio della nuova Lega non è solo lo sviluppo del calcio femminile in Giappone. Il nostro obiettivo è contribuire a costruire una società sostenibile attraverso la promozione della partecipazione sociale delle donne e il miglioramento delle diversità e delle scelte. Il modo in cui contribuiamo alla società attraverso lo sport è una missione importante per tutti noi nel mondo dello sport. Lavoreremo per stabilire la carriera della calciatrice professionista, che è il sogno di molte ragazze, e promuovere ulteriormente l’emancipazione femminile e risolvere i problemi sociali”.

Mentre la Serie A maschile riprenderà tra una settimana, con l’annuncio dato ieri dalla FIGC, quella femminile si ferma con l’unico risultato certo che le Azzurre, nonostante abbiano dato prova di travolgere il sentiment nazionale con valori nuovi da applicare al calcio giocato, non sono ancora equiparate al professionismo dei colleghi maschi.

Mondiali di Calcio Femminile Francia 2019

Le calciatrici di Serie A, a poche ore dal Consiglio Federale, avevano preso posizione dicendosi contrarie a scendere in campo e chiudere il campionato con solo 6 squadre nella fase finale. “E’ una formula che non condividiamo, perché non vediamo come possa essere tutelato il merito sportivo con una modalità di gioco che a nostro avviso non garantirebbe la vera equità. Le calciatrici pensano questo: o scendiamo tutte in campo o non ci scende nessuna”.

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