Casa è stare bene con se stessi. Checklist per uscire dalla sindrome della capanna!

Se molti italiani hanno cambiato il proprio stile di vita acquisendo nuove abitudini, ve ne sono altrettanti che nonostante sia terminato il lockdown non riescono a tornare alla quotidianità. Abbiamo sentito parlare spesso di sindrome della capanna, la dottoressa e psicologa Roberta Giusto ci descrive cos’è e da qualche consiglio semplice e pratico per uscirne.

La dottoressa e psicologa Roberta Giusto

“La sindrome della capanna o anche detta sindrome del prigioniero si riferisce ad uno stato di totale smarrimento dopo una situazione di clausura forzata ed implica, per questo, la voglia di continuare a rimanere al sicuro all’interno del proprio rifugio. Rifugio che proprio nel lockdown è stato vissuto come unico ambiente protetto e sicuro in cui vivere. La nascita di questa sindrome sembra risalga al 1900, epoca della corsa all’oro negli USA durante la quale i ricercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna, dopo i quali sperimentavano sentimenti di forte paura, rifiuto, sfiducia nei confronti del prossimo, stress, ansia e incapacità nel tornare alla vera civiltà. Alla stessa maniera molti italiani, successivamente al periodo di lockdown, hanno iniziato a sperimentare i primi sintomi quali: letargia (sentirsi stanchi, con braccia e gambe intorpidite, necessità di lunghi pisolini), voglia di determinati cibi per calmare l’ansia, episodi di irritabilità, tristezza, paura, angoscia, frustrazione, difficoltà ad alzarsi e/o trovare una motivazione per svegliarsi al mattino, malessere fisico, difficoltà di concentrazione nonché scarsa memoria e demotivazione assoluta nei confronti di qualsiasi attività quotidiana anche dentro la propria casa.

ph. Dylan Ferreira Unsplash

Quello che è importante chiarire è che non si tratta di un disturbo psicologico ma di una reazione normale poiché aver trascorso tante settimane isolati ha abituato la nostra mente a quella sicurezza che solo quattro pareti domestiche possono far percepire.  Sono quindi tutte emozioni comprensibili che non devono essere fonte di paura. La macro soluzione è quella di darvi tempo. Non è obbligatorio uscire se non si sente la voglia o la necessità. Si può e si deve procedere a piccoli passi con la consapevolezza di poter fare anche qualche passo indietro il giorno successivo. Il nostro cervello ha bisogno di routine per gestire il tempo e non sentirsi sopraffatto dalla ruminazione di pensieri negativi e fastidiosi”

ph. Dylan Ferreira Unsplah

Ecco alcuni consigli pratici raccomandati dalla dottoressa Roberta Giusto per uscire da questa sindrome , è importante :

•          Non cercare continuamente notizie riguardanti la pandemia;

•          Stabilire una routine e seguirla. Dividere la giornata in momenti di lavoro e/o pulizie dell’ambiente, tempo per mangiare o fare attività fisica. E soprattutto iniziare a stabilire in che ora si vuole iniziare ad uscire di casa “per la prima volta”;

•          Accogliere le proprie emozioni senza averne vergogna o giudicarsi negativamente per quello che si sta provando e sperimentando;

•          Imparare a sapersi ascoltare senza reprimere i propri bisogni o costringersi a svolgere attività fuori casa rispetto alle quali non si è ancora pronti;

•          Uscire per la prima volta in compagnia di una persona fidata che possa tranquillizzarvi e accompagnarvi nella scoperta di una nuova dimensione della quotidianità (per esempio: abituarsi piano piano a trovarsi circondato da persone che usano una mascherina che non permette di visualizzare per intero il volto di un interlocutore e le sue espressioni comunicative);

•          Chiedere aiuto se l’idea di uscire di casa terrorizza e non tende ad alleviarsi; non aver timore di farsi aiutare. Abbiamo vissuto e in parte stiamo vivendo una situazione senza precedenti pertanto qualsiasi timore, paura, perplessità è estremamente legittima.

ph. Rodrigo Gonzalez Unsplah

Concludendo è importante sottolineare come l’incognita del futuro che stiamo attraversando non è molto diversa dalla paura che già normalmente si ha rispetto ad un possibile cambiamento nel futuro più o meno prossimo, pertanto impariamo ad affrontare un giorno alla volta per tenere sotto controllo l’ansia e per non essere vittime di dubbie anticipazioni che potrebbero accadere come no.

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