Nasce la rete nazionale delle fattorie sociali Coldiretti, presidi riabilitativi ed inclusivi

Gli effetti della pandemia sono ancora radicati dentro il vissuto delle persone più fragili, quelle che rassicurate da abitudini, rituali e quotidianità, trovano un equilibrio nelle certezze della propria routine. Lo spettro delle patologie dei fragili è molto ampio ma attraverso terapie riabilitative in natura, in contesti di inclusione sociale e professionale, possono ambire ad una buona qualità di vita propria e dei cari che li accudiscono. E’ notizia recente che Coldiretti per sostenere le famiglie in difficoltà, gli anziani, i bambini, i disabili e le fasce più disagiate della popolazione travolte dalla crisi generata dall’emergenza coronavirus ha voluto dare un segnale forte e concreto, realizzando la prima rete nazionale delle fattorie sociali per offrire nuovi servizi di eco-welfare nelle campagne dove all’aria aperta è più facile il rispetto del distanziamento e minori i rischi di contagio.

Fattoria_sociale_coldiretti

Lungo tutta la penisola, dai primi centri estivi rurali per i bambini agli agriospizi, fino all’ortoterapia e la pet therapy, sono circa 9mila le fattorie impegnate nel sociale con un aumento di 7 volte dal 2013 in grado di offrire oggi un valore di servizi sanitari ed educativi che ha raggiunto il miliardo di euro secondo le stime della Coldiretti presenti nel report “La vera agricoltura sociale fa bene all’Italia” presentato a Roma alla presenza del presidente Ettore Prandini e del ministro delle Politiche agricole Teresa Bellanova.

Ettore Prandini Presidente Coldiretti

“Nell’ultimo anno – spiega la Coldiretti – oltre 40mila famiglie hanno usufruito dei servizi nati grazie all’impegno sociale degli agricoltori con azioni di aiuto e sostegno a disabili motori e cognitivi, a persone con autismo, a detenuti ed ex detenuti, a minori disagiati o con difficoltà di apprendimento, a donne vittime di abusi, ad anziani, a persone con problemi relazionali oppure con dipendenze fino ai disoccupati e agli stranieri”. Secondo Coldiretti è in corso “una crisi collettiva nazionale trasversale per demografia e lavoro senza precedenti dai tempi del dopoguerra”. “Grazie agli agricoltori si realizzano progetti che offrono servizi di qualità a persone svantaggiate con percorsi di integrazione e formazione che spesso sfociano in contratti di lavoro che restituiscono dignità e traiettorie di futuro” conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Roberta Giusto, Psicologa

Per capire quanto sia importante il ruolo dell’agricoltura sociale, ne abbiamo parlato anche con la psicologa Roberta Giusto.

Cosa rappresentano le fattorie sociali?

Le fattorie sociali se da una parte offrono una serie di servizi e beni pubblici alla comunità, dall’altra parte sono dei veri e propri percorsi di inclusione, autorealizzazione, autonomia per tutte quelle persone che hanno una disabilità. Non a caso scelgo di utilizzare “persona che ha una disabilità” e non “persona disabile” perché qualsiasi sia la problematica esiste sempre sotto l’involucro una persona, un essere umano ricco di potenzialità, emozioni, sensazioni, percezioni e pensieri. Spesso si tende a depersonalizzare un individuo ossia a privarlo della sua personalità, come se non ci fosse null’altro che una patologia. Questo bias (errore cognitivo) ha delle incidenze anche sul mondo del lavoro delle persone con disabilità che sono considerate prive di qualsiasi capacità utile per svolgere un servizio alla comunità. L’iniziativa delle fattorie sociali Coldiretti ha colto questo bisogno e questo vero “deficit” dello stereotipo e ne ha dato una risposta molto potente. Diventa necessario creare ancora progetti di inclusione alla disabilità perchè non si riesce a radicare nella nostra cultura la semplice idea che possa esistere una diversità arricchente e non necessariamente limitante. Attività come quelle di Coldiretti riescono a promuovere l’autonomia, l’inclusione sociale, la capacità di socializzazione e confronto e per ultimo, non certo di importanza, l’autostima. Quest’ultimo costrutto è alla base della sensazione di autoefficacia che una persona normalmente prova e che deve essere vissuto a pieno da chiunque. Potremmo definirlo quasi un diritto umano. Per incrementare la propria autoefficacia è certamente importante mantenere una routine giornaliera che scandisca il tempo durante la giornata e permetta di “spuntare” i micro obiettivi giornalieri lavorativi e non. 

Quanto è importante per le persone fragili non spezzare la catena della routine per il mantenimento del proprio benessere psicofisico?

La routine oltre a soddisfare i bisogni fondamentali di una persona (basti pensare all’orario del pranzo, della cena, del sonno) dà la possibilità di definire in termini di tempo i diversi impegni; in questo modo ogni attività avrà associato un orario, un momento del giorno e questo rende più lineare nella mente di una persona l’andamento della giornata. A questo si aggiunge il potenziamento di numerose competenze di tipo personale, comunicativo, espressivo. Questo accade perché vengono memorizzati degli script mentali, ossia delle semplicissime sequenze di azioni comuni che rendono le persone con una disabilità più coscienti rispetto ai loro gesti e comportamenti, più interessate a quello che svolgono evitando il mero gesto meccanico senza reale significato. Nelle attività di routine le persone si sperimentano capaci e responsabili, trovano uno spazio di partecipazione significativa e acquisiscono importanti modelli di riferimento. Esse costituiscono delle vere e proprie esperienze di apprendimento perché abituano la persona con una disabilità ad orientarsi e perseguire, oltre che condividere, determinate prassi. La sicurezza di dover mettere in atto specifiche attività ad orari consueti lì rende molto più partecipativi e propositivi perché sanno cosa aspettarsi e non hanno difficoltà a prenderne parte attivamente. “Concludo  – afferma la Dr.ssa Roberta Giusto- quindi sottolineando che ogni persona ha un suo tempo per interiorizzare e assaporare ciò che magari si è conquistato in termini di capacità e autonomia. Pertanto la possibilità di svolgere un lavoro costante all’interno di iniziative come quella della Coldiretti, diventa di fondamentale importanza per raggiungere gli obiettivi suddetti con la speranza che tutta la società possa diventare in un futuro prossimo una macro “fattoria sociale”.

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