CheMagazine! Il supplemento del Macerata Opera Festival diventa digitale ed è coraggiosissimo

A volte basta una parola per delineare il proprio carattere. Lo stesso può dirsi per un progetto editoriale come “CheMagazine!” che ha dedicato un suo numero al MOF e che, in maniera quasi naturale si riconosce nella parola coraggio.  Composto dalla parola latina cor e dal verbo habeo, questo termine evoca la virtù umana, spesso indicata anche come fortitudo o fortezza, che fa sì che chi ne è dotato non si sbigottisca di fronte ai pericoli, affronti con serenità prove e sfide. Proprio come il Macerata Opera Festival che non ha modificato la propria natura e ha saputo rispondere con carattere agli eventi legati alla pandemia che ha trasformato il modo di lavorare e di relazionarsi, non spezzando i legami con le maestranze, il pubblico, la musica.

Come un file rouge, la parola coraggio si ripete, unisce e lega la trama dei contenuti proposti ai lettori tra interviste, approfondimenti e informazioni welfare (come la realizzazione per il personale di speciali mascherine trasparenti per assecondare a necessità di chi deve leggere il labiale e offrire un servizio sempre più inclusivo).

Carlo Scheggia Direttore Responsabile ed Editore CheMagazine!

Carlo Scheggia è Direttore Responsabile ed Editore di CheMagazine! e ci conduce nel viaggio digitale che il Macerata Opera Festival si appresta a fare anche attraverso questa rivista sempre aggiornata e ricca di novità.

Il digitale durante la pandemia ha svolto un ruolo cruciale per tutti gli italiani e in generale per tutto il Globo. Il MOF è tra i primi, pochissimi teatri ad adottare questa estensione anche per un prodotto editoriale che esaltava i suoi contenuti attraverso il cartaceo. Una sfida possibile e coraggiosa, ce ne parli.

CSCheMagazine! è stata una felice intuizione. Ideai questa rivista che, di fatto, è stata pioniere di tutto il movimento legato allo storytelling che oggi stiamo vivendo e di cui si parla sempre di più. CheMagazine!, infatti, nasce 15 anni fa come la rivista che racconta i grandi eventi marchigiani, una guida tascabile che mostra attraverso contenuti originali il cartellone di una determinata manifestazione. Essendo maceratese e conoscendo bene lo Sferisterio ho sempre dedicato un numero della rivista alla stagione lirica e così è stato anche quest’anno. Appena ho appreso la conferma della stagione operistica mi sono subito messo al lavoro. La prima criticità, oltre alla sostenibilità economica dell’operazione (il magazine non usufruisce di fondi pubblici ma viene realizzato grazie al contributo di sponsor), è stata quella della distribuzione. Ho potuto notare che i mesi di quarantena avevano “nobilitano” i servizi web agli occhi di molti e, soprattutto, avevano spinto tutti noi a fruire pienamente della Rete; così mi sono buttato nell’ideazione di una versione digitale.

I melomani rappresentano un target speculare ad una scommessa. In che modo il MOF fidelizzerà i lettori alla rivista stimolando la curiosità anche del pubblico non propriamente millenials?

CS Il web è di tutti e poi, consultando i dati Istat, non c’è divario tra le varie generazioni per quanto riguarda la fruzione di contenuti di informazione. La differenza vera si ha nell’utilizzo di e-commerce, ma non è questo il caso; quindi ritengo che l’operazione sia adeguata per tutti. Certo, tutti coloro che amano l’opera.

Il Macerata Opera Festival è tra i più importanti festival operistici italiani ed è tra i cinque finalisti per l’Opera Award che sarà assegnato a settembre a Londra. Cosa rappresenta questo traguardo e in che modo CheMagazine! sarà un supporto strategico alla valorizzazione dell’evento?

CS CheMagazine! è la prima rivista interattiva di un festival e di fatto apre un canale nuovo di comunicazione. Il MOF da anni sta facendo una meravigliosa attività online e questa iniziativa rappresenta un potenziamento del lavoro che il Festival sta svolgendo per il suo pubblico. Funziona talmente tanto che finalmente l’opera lirica è tornata ad essere di tutti, popolare come è realmente. E lo si vede dalle persone che entrano in Arena: ci sono sempre più giovani. Questo testimonia che la strada è giusta; oggi ci si può avvicinare all’opera da più canali: internet, i social, la tv, i cd, il mondo dell’illustrazione, la scenografia, i costumi, il canto, la musica, gli strumenti, la grafica, le luci, le università, le accademie. Infiniti mondi, chi più ne ha, più ne metta.

La prima copertina non si scorda mai si legge nel Suo editoriale, ma anche l’ultimo progetto non è mai quello definitivo. Come immagina la time line della comunicazione del MOF nell’avvenire?

CS La comunicazione del MOF punterà a un mondo senza barriere linguistiche, sempre più mirata al singolo individuo.

Infine, un augurio ai lettori e alla musica, cosa sente di esprimere?

CS L’augurio più grande è che la musica suoni sempre nei nostri teatri e non manchi mai quell’emozione, sia per chi sta sul palco sia per chi assiste, che solo lo spettacolo del vivo sa suscitare.

Grazie

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