Innovare nei settori di eccellenza italiana: così il turismo può tornare più forte di prima e sostenibile dopo il Covid-19

«Nei prossimi tre mesi solo il 22% degli italiani potrebbe tornare a prendere un volo domestico. E solo il 14% ha intenzione di prendere un volo internazionale. Ancora meno coloro che hanno intenzione di affrontare una crociera: appena il 7%. Questi sono solo alcuni dei dati del nostro Osservatorio globale sui consumi “Global Consumer Tracker”. Dati che mostrano quanto sia grave l’impatto del Covid-19 su uno dei settori di punta dell’Italia: il turismo». Lo ha dichiarato recentemente Andrea Poggi, Innovation leader di Deloitte, intervenendo al telegiornale di Rai News 24 per parlare di turismo e innovazione.

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«Anche i dati di Banca d’Italia sul crollo dei flussi turistici internazionali sono importanti per capire l’entità del fenomeno», spiega Poggi. «Il saldo della bilancia dei pagamenti turistica quest’anno ha registrato un avanzo di 87 milioni di euro. L’anno scorso, nello stesso periodo, il saldo positivo era di 2,1 miliardi di euro. E purtroppo nemmeno il turismo domestico è in grado di migliorare più di tanto la situazione: oltre all’ansia generata dalla pandemia, infatti, cominciano a sentirsi anche gli effetti economici del Covid-19. L’insicurezza generata dalla pandemia ha indotto molti a risparmiare. Risultato: anche molti italiani hanno rinunciato a viaggiare in Italia».

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Per correre ai riparti e sostenere il settore, il governo con il decreto agosto ha previsto un bonus per i centri storici che hanno perso la presenza dei turisti e che prima della pandemia facevano registrare una presenza 5 volte superiore ai cittadini residenti. «Una misura tampone che certamente ha un senso nel breve periodo: senza nessun sostegno, molti degli operatori del settore rischiano di non riuscire più a risollevarsi», commenta Poggi. «Ma il futuro del turismo non può essere fatto di sussidi una tantum. L’esperienza del passato, infatti, insegna che i Paesi che hanno innovato nei propri campi di eccellenza sono stati in grado di produrre una crescita significativa. E il turismo è un’eccellenza assoluta per l’Italia: siamo il Paese numero uno al mondo per siti Unesco e abbiamo un potenziale turistico che, anche prima del Covid-19, non era sfruttato appieno. Così come gli Usa sono diventati leader con la Silicon Valley o la Nuova Zelanda in ambito agritech, l’Italia può rilanciare il settore turistico canalizzando i futuri investimenti in innovazione, digitalizzazione ibrida, nuova mobilità e Smart city», conclude Poggi.

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«E dirò di più: l’Italia è un Paese con un potenziale veramente immenso, rispetto agli altri Paesi anche europei, grazie al nostro “Made in Italy”. Perché non c’è solo il turismo come area di eccellenza: abbiamo un primato indiscusso anche nel food, nei macchinari industriali, nel fashion, nell’automotive e nella nautica. Se riusciremo a canalizzare gli investimenti del Recovery Fund per innovare questi settori di eccellenza potremo ripartire più forti di prima, raddoppiando la crescita ante covid-19 del Pil e ri-costruendo un sistema Paese più sostenibile e in linea con gli impatti strutturali del Covid-19. A partire dal turismo».

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