Dieta mediatica, come l’alimentazione anche l’informazione necessita di consapevolezza

La giornata dell’alimentazione celebrata nei giorni scorsi, ha stimolato il confronto e il dibattito per approfondire temi importantissimi da parte di tutti i soggetti coinvolti nell’ambito dell’alimentazione. Tutti concordano nel riportare il concetto, depurato da sovrastrutture, al più ampio e funzionale di “Nutrizione” ovvero richiamare la funzione basica del perchè mangiamo e ci alimentiamo. Nutrirsi implica un atto d’amore verso il proprio corpo ed evoca un amore verso se stessi, verso il rispetto e accettazione della propria persona. Moltissimi ragazzi ma anche persone più agèe si sono ritrovate fragili, ci dicono i dati e le ricerche di mercato, soprattutto durante i mesi di pandemia e hanno trovato nel cibo un conforto alienandosi dai rapporti umani. Senza rischiare di generalizzare, cerchiamo di ragionare su una similitudine molto interessante. Durante il lockdown abbiamo subito tutti un altro genere di bulimia quella legata alla misinformazione e disinformazione. Con questo parallelismo, pensiamo al bobardamento mediatico di notizie che hanno generato una sovrabbondanza di contenuti. Non tutti credibili. Siamo stati affetti dall’infodemia.

Photo by Maksim Goncharenok on Pexels.com

L’infodemia (dalla Treccani: “circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”) scaturita dall’emergenza coronavirus, ci sta dando modo di toccare con mano i rischi dovuti alla circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, primo fra tutti, la mancanza di un controllo approfondito e professionale delle fonti e l’ondata di fake news da cui siamo travolti.

Dai mesi scorsi abbiamo ereditato l’importanza di riconoscere e affidarci a voci autorevoli affinche’ si possa avere la certezza che ciò che ascoltiamo è realmente ciò che è accaduto. Notizie vere, fatti documentabili, dati riscontrabili.

Un filo rosso tra tutti è stato, però, l’aumento della quantità di informazione consumata nei paesi in lockdown. Secondo Comscore, per esempio, in Italia le visite ai siti generalisti di news sono aumentate del 142% allo scoppio dei primi focolai di coronavirus rispetto solo alla prima settimana del 2020. 

La digitalizzazione dell’informazione ha riconosciuto un ruolo importante oltre che alle fonti autorevoli anche e soprattutto a quelle più piccole, le realtà che danno voce e parlano del territorio. Se da un lato Internet, per i motivi sopra citati, può rivelarsi la terra di nessuno dove ciascuno si erge a tuttologo, dall’altro a fare la differenza sono proprio le testate locali che unitamente alle nazionali si fanno garanti della veridicità dei fatti in quanto capaci di verificare e approfondire una notizia.

Internet durante il lockdown ha eliminato gli organismi intermedi: abbiamo vissuto come non ci fossero giornalisti o direttori che si prendessero la responsabilità etica e professionale di una notizia. Chiunque può scrivere qualunque cosa. Ma non solo, il giornalismo veloce, principalmente online, urlato ha anche esasperato i tempi: si pubblica in fretta una notizia senza avere il tempo (e la necessità?) di verificarne l’attendibilità.
A pagare le spese di questo bombardamento indistinto sono le persone più fragili, ossia chi non ha gli strumenti per giudicare una notizia vera da una falsa, per cultura o per età. Proprio come per la forma fisica, ogni tanto dovremmo depurare l’organismo con un po’ di digiuno e poi reintrodurre piano piano notizie, gossip, video, informazioni. 

Sara Leonetti consulente di digital merketing e Presidente dell’associazione Next – Cultura Digitale-

Tra i tanti testi pubblicati sull’argomento, “Covid-19. Il virus della paura. Scienza e informazione ai tempi del Coronavirus” Come si legge nella recensione online, questa pubblicazione si basa su analisi scientifiche e fonti giornalistiche. Un’opera ideata per spiegare la verita` sull’argomento e allontanare dalle «fake news» le generazioni presenti e future. Un’operazione finalizzata a comprendere le dinamiche, anche psicologiche, dei rischi connessi alle epidemie e le loro possibili conseguenze sanitarie, sociali, politiche ed economiche a livello internazionale. Un libro che vuole onorare la scienza, diffondere cultura e omaggiare altresi` coloro i quali hanno perso la vita a causa di questa pandemia. Poiché è un’iniziativa in solidarietà con l’emergenza Coronavirus, tutti i ricavi derivanti dalle vendite di questo eBook, al netto dei costi vivi di distribuzione, saranno interamente devoluti alla Protezione Civile.

Altro suggerimento, ‘Fakecrazia‘, gratis online l’e-book di Aldo Mantineo con prefazione di Giancarlo Tartaglia. Il volume, edito da Media&Books, disponibile su GooglePlay in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa. Ad aprirlo un testo del segretario generale della Fondazione Murialdi, sul tema ‘Fake news e libertà di stampa’.

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