Digitalizzazione, sostenibilità localismi nel piano di rilancio del Touring Club Italiano

Una strategia per rilanciare il settore del turismo per guardare al futuro attraverso tre parole chiave: digitalizzazione, sostenibilità e localismo. Sono questi gli asset con cui Touring Club Italiano si appresta a contrastare  2020 definito annus horribilis del turismo: in Italia -70% di turismo incoming, pari a un calo di 40 milioni di viaggiatori e di 30 miliardi di euro; -60% di turismo domestico, pari a un calo di 125 milioni di presenze e 40 miliardi di euro

Il DPCM del 24 ottobre scorso, l’ultimo in ordine di tempo che ha introdotto ulteriori restrizioni per cercare di contenere i contagi da coronavirus, inciderà di nuovo pesantemente sul settore turistico, già fortemente colpito dalla pandemia. Il Centro Studi del Touring Club Italiano ha analizzato flussi e dati per ipotizzare come chiuderà questo annus horribilis e per elaborare una strategia che guardi al futuro.

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“È chiaramente essenziale dare ristoro a tutti quei settori che sono stati chiusi per garantire a professionisti e aziende la sopravvivenza nelle prossime settimane – afferma Franco Iseppi, Presidente del Touring Club Italiano – ma occorre parallelamente guardare oltre e costruire già oggi la nuova normalità che ci attenderà nel medio periodo. Gli sforzi e le energie che si stanno impiegando nell’affrontare il quotidiano non possono distoglierci dall’attenzione che dobbiamo porre a ricostruire il nostro Paese. Pensare al futuro vuol dire prima di tutto avere chiara la visione da assegnare al Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, occupandosi non soltanto delle singole tessere del mosaico, ovvero dei progetti, ma dell’immagine complessiva che da quel mosaico potrà uscire. Dal nostro punto di vista, anche sulla base delle rilevazioni condotte dal nostro Centro Studi su quanto accaduto nell’estate da poco conclusa, crediamo che la strategia di rilancio del settore debba far leva su alcuni aspetti principali. In primo luogo, una più spinta digitalizzazione dell’offerta perché sia più attrattiva e nota a livello internazionale, un approccio sempre più sostenibile e responsabile per rispondere in modo contemporaneo alle sfide dello sviluppo puntando sui valori dell’accoglienza, che connota ancora il viaggio in Italia, e una maggiore centralità delle aree interne che possono diventare attrattori fondamentali per il nuovo corso del turismo”.

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Provando a ipotizzare una stima di chiusura del turismo incoming a fine anno, se le misure di contenimento non dovessero essere sufficienti a rallentare il contagio e fosse necessario un nuovo lockdown generalizzato, è probabile che si possa arrivare per fine anno a una riduzione di circa il 70%, pari a una perdita di oltre 40 milioni di viaggiatori e di 30 miliardi di euro per la spesa turistica nel 2020.

Per quanto riguarda, infine, i flussi domestici – quelli su cui si è basata la timida ripresa estiva –, è probabile che, se dovesse bloccarsi la macchina del turismo invernale, l’andamento di fine anno sarebbe ugualmente drammatico. I dati provvisori gennaio-giugno segnalano già -58% e la chiusura 2020 potrebbe segnare una perdita complessiva di 125 milioni di presenze cui parallelamente potrebbe corrispondere un calo della spesa domestica stimata in circa 40 miliardi di euro rispetto al 2019.

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