Non c’è Green Deal senza il settore agricol: Legambiente presenta il Decalogo dell’agroecologia

Non c’è Green Deal senza il settore agricolo. Legambiente presenta il Decalogo dell’agroecologia per il Piano di rilancio e resilienza del made in Italy di qualità; l’occasione è il Forum Agroecologia Circolare, organizzato oggi dall’associazione, con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, del ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali e della Regione Lazio.

Mettere in campo sinergie con le eccellenze in ambito agroalimentare, con le istituzioni, le università, i centri di ricerca e le imprese di qualità allo scopo di cambiare in meglio l’attuale modello agricolo è l’obiettivo di questo appuntamento, giunto alla seconda edizione e intitolato “Dal campo alla tavola, coltivare biodiversità e innovazione per far crescere il Green Deal europeo”.

Si rinnova l’alleanza con le migliori esperienze italiane del settore per chiedere con determinazione un modello agricolo che guardi alla sostenibilità ambientale delle filiere, all’utilizzo delle rinnovabili – dal solare termico al fotovoltaico fino alla produzione di biogas e biometano – alla lotta agli sprechi idrici ed energetici, all’innovazione tecnologica delle macchine e delle attrezzature agricole in chiave sostenibile. Chiamando a raccolta le esperienze italiane più avanzate, Legambienteintende proporre un patto che solleciti il governo e le istituzioni verso un impegno concreto per un Green Deal che si dimostri in grado di coinvolgere pienamente il sistema agricolo.

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Al primo posto anche il profilo etico del lavoro in agricoltura e la lotta all’uso di fitofarmaci illegali. È necessario, inoltre, porre un freno al largo consumo di plastica, evidenziando pratiche virtuose in merito a riciclo di imballaggi, sperimentazioni su bio-materiali ed eco-packaging e puntare insieme su un modello che guardi alla valorizzazione del biologico e alla qualificazione di un’agricoltura integrata, promuovendo l’economia circolare.

Durante il forum, sono stati presentati anche “gli ambasciatori del territorio”: realtà piccole della filiera agroalimentare che producono nel rispetto del patrimonio ambientale, sociale e culturale dei territori, mettendo al centro sostenibilità e salute consumatori. Focus specifici anche su dieta mediterranea patrimonio dell’UNESCO e sulla tutela delle api e degli insetti impollinatori, preziosi alleati dell’agroecologia e della conservazione della biodiversità che come associazione stiamo sostenendo con forza attraverso raccolta firme “Save bees and farmers”. Il Forum è stato l’occasione per raccontare, inoltre, il progetto “Evoluzione Terra”, volto all’adozione di un approccio innovativo per pratiche di agricoltura sostenibile e sociale, che vede insiemeCNH Industrial, con il suo marchio agricolo New Holland Agriculture, e Legambiente.

“Occorre colmare il divario tra le due velocità del nostro Paese – dichiara il presidente di Legambiente Stefano Ciafani – da una parte i consumatori che chiedono sempre più cibo sano e sostenibile per fare fronte alla crisi climatica e le realtà aziendali più avanzate che già da tempo rispondono concretamente a questa esigenza, dall’altra i decisori politici che sembrano non voler scegliere con decisione la strada della svolta radicale necessaria verso un modello agricolo che accompagni il cambiamento. Ci auguriamo – prosegue Ciafani – che nell’iter conclusivo di approvazione della Pac, dopo il voto tristemente deludente del Parlamento europeo, si trovi spazio per recuperare almeno una parte degli sforzi fatti dalla Commissione Von Der Leyen per garantire la transizione ecologica. Chiediamo con forza che il negoziato tra Commissione, Consiglio e Parlamento, che dovrà portare al perfezionamento della riforma, rimetta in primo piano la svolta ecologica del settore produttivo primario”.

È necessaria, secondo Legambiente, una profonda e radicale riforma della politica agricola comune, non un compromesso al ribasso come quello approvato, con misure ambientali che non verranno adeguatamente sostenute. Per ottenere quel taglio del 60% delle emissioni climalteranti entro il 2030 che l’Europa si è data come obiettivo, serve il pieno coinvolgimento dell’intero sistema agricolo. La nuova Pac, che ammonterà a circa 400 miliardi di euro, deve favorire la transizione verso l’agroecologia, e i fondi del Recovery Fund che le si aggiungeranno, essere destinati a un reale cambio di passo in chiave ambientale.

A tal fine, occorre mettere da parte i sussidi a pioggia che hanno caratterizzato negativamente la precedente pianificazione e che rischiano di compromettere il futuro dell’intero settore. Quasi 60 miliardi di euro dei contribuenti dell’UE vengono, infatti, spesi ogni anno per finanziare per lo più l’agricoltura e la zootecnia intensive. Serve, invece, scommettere, su un sistema che aiuti gli agricoltori nella transizione verso un modello sostenibile a lungo termine, trasformando quei sussidi in incentivi volti a favorire la riduzione degli impatti su acqua e aria e la conservazione della fertilità del suolo e degli ecosistemi, come stabilito nelle strategie dell’Unione europea Farm to fork e Biodiversità. Queste sono la riduzione del 50% dell’uso dei fitofarmaci e del 20% dei fertilizzanti entro il 2030, il taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti, il 40% di superfici agricole convertite a biologico e la trasformazione del 10% delle superfici agricole in aree ad alta biodiversità e habitat naturali, e Legambiente chiede che siano incorporate nella PAC in maniera vincolante.

“L’Italia – aggiunge Angelo Gentili, responsabile Agricoltura di Legambiente – deve avere un ruolo centrale in ambito europeo per consentire una svolta chiara e determinata a tutto il sistema agroalimentare a favore del Green Deal. Il governo lavori affinché le strategie Farm to fork Biodiversità siano vincolate alla Pac e a favore della realizzazione di un piano strategico nazionale capace di porre l’agroecologia al centro del dibattito, non favorendo modelli agricoli e zootecnici intensivi ma premiando senza esitazione le aziende che compiono scelte virtuose in chiave sostenibile. Né sono più rimandabili l’approvazione del nuovo Piano nazionale per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, che dovrà normare e limitare l’utilizzo delle molecole pericolose di sintesi, e la legge sull’agricoltura biologica ancora ferma al Senato, fondamentale strumento per sostenere e supportare un comparto che ci vede leader in Europa e che rappresenta una leva strategica per favorire la transizione ecologica di tutto il sistema agricolo, che deve essere uno dei pilastri su cui costruire il Piano nazionale di ripresa e resilienza da parte del governo italiano”.

La legge sul biologico prevede un sostegno alla ricerca e alla formazione nel settore, favorendo la conversione delle aziende agricole e l’implementazione dei bio distretti. Secondo Legambiente, i parchi e le aree protette, inoltre, possono rappresentare un vero e proprio laboratorio in cui realizzare un modello che veda nel 100% biologico l’unica strategia possibile in sinergia con territorio e comunità locali. Le aree marginali, montane e collinari, spesso colpite dal fenomeno dell’abbandono, possono divenire aree in cui l’agricoltura si trasforma in collante sociale e presidio territoriale per arginare dissesto idrogeologico.

L’associazione chiede infine di promuovere con appositi dispositivi l’agrivoltaico come strumento capace di favorire in maniera significativa lo sviluppo del fotovoltaico nei terreni agricoli, abbinato alle tecniche colturali, senza consumare suolo. Ciò unendo l’innovazione tecnologica sostenibile alla coltivazione agricola attraverso una sinergia positiva che, nell’ottica della multifunzionalità, potrà contribuire in modo significativo a contrastare la crisi climatica, abbattere le emissioni e incentivare l’uso delle rinnovabili.

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