Saziamo la fame d’amore per noi stessi.. non solo a San Valentino

Cresce durante la pandemia il fenomeno dei disturbi alimentari

Ci siamo sentiti soli, fragili, impotenti. Abbiamo ereditato un vissuto che ci accompagnerà ancora per molto e gli effetti li conosceremo più in là con il tempo. Anche una festa convenzionale, come la giornata di San Valentino può rappresentare un punto zero per tutti coloro che, single o in coppia vogliono iniziare ad amare se’ stessi. Con l’aiuto di una psicologa possiamo provare ad apprendere un nuovo modo di volerci bene.

Photo by Olya Kobruseva on Pexels.com

Con la psicologa Roberta Giusto, abbiamo certato di capire come la pandemia secondo quanto documentato da parte delle associazioni e enti preposti alla cura e al servizio della persona, abbia scatenato un effetto allarmante sul bisogno di aiuto con segnali evidenti.

Un’analisi che arriva anche dall’Osservatorio epidemiologico del ministero della Salute ha messo in evidenza un aumento di casi post lockdown da febbraio a  maggio del 30% in bambini e preadolescenti. Anche l’Istituto Superiore della Sanità ha evidenziato il rischio di ricaduta o peggioramento della problematica, l’aumento del rischio di infezione da COVID-19 in chi soffre di disturbi o disordini dell’alimentazione, la possibile comparsa di questa tipologia di disturbo e la scarsità dell’offerta di trattamenti psicologici e psichiatrici nel corso dell’emergenza COVID-19.

psiche

Covid, uso improprio dei social e solitudine… quanto incidono queste variabili nell’incremento dei disturbi alimentari nei soggetti fragili ?
la psicologa Roberta Giusto

La curva dei contagi purtroppo non è stata l’unica a crescere in quest’anno devastante che stiamo cercando con fatica di lasciarci alle spalle. All’interno di questo lungo periodo è aumentato in maniera esponenziale il tempo da vivere in casa e con esso la forte noia che ha portato la maggior parte di noi a imparare, riprendere, riconoscere il valore della cucina e del cibo. Se spostiamo leggermente il focus possiamo comprendere quanto queste nuove abitudini alimentari familiari abbiano potuto impattare sulle vite di ragazzi e ragazze che hanno sofferto, soffrono o hanno iniziare a soffrire di disturbi alimentari. Questo accade poiché la paura di un ipotetico contagio si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione che, per le persone con un disturbo dell’alimentazione, conduce a un ulteriore aumento delle restrizioni alimentari (o di altri comportamenti estremi di controllo del peso) o, all’opposto a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata. A questo fattore enormemente rilevante si aggiunge anche l’utilizzo improprio dei social network e della solitudine ad essa connessa. Erano già presenti pagine social di ragazze che cercano di coinvolgere i loro followers nei loro percorsi di riabilitazione da un disturbo alimentare, mandando messaggi di speranza e vitalità. Tuttavia sono emerse anche pagine settoriali di persone, spesso denunciate, che istigavano all’insorgere di un disturbo di questo tipo, andando a sottolineare aspetti fallaci ma per loro positivi circa la malattia. Così come ragazzi e ragazze che semplicemente erano più propense a scattarsi foto dei loro corpi, senza nessuna cattiva intenzione, che arrecavano e arrecano disagio alle giovani donne e uomini che stanno passando quello che è il periodo più frastornato per eccellenza: l’adolescenza.

Come trasformare l’ascolto e le parole in nutrimento per l’anima?
Photo by Moe Magners on Pexels.com

Ci si potrebbe domandare come sia possibile che uno strumento come il cibo possa diventare il proprio nemico, ma la risposta è scontata quanto semplice: il cibo realisticamente parlando riempie uno stomaco così come metaforicamente ed emotivamente parlando compensa un vuoto. Un vuoto che può nascondere al suo interno una pienezza di emozioni, sensazioni, percezioni, sentimenti spesso negativi che non riescono a trovare il loro posto, non riescono ad essere compresi né dall’interno e né tantomeno dall’esterno. Laddove poi si riesce a “gridare aiuto” non sempre si viene accolti e/o ascoltati ma il più delle volte il problema viene sottovalutato. Non si tratta di una battaglia tra chi vorrebbe farsi capire e chi è cieco di fronte ad un corpo che cambia ma è una cultura di base che andrebbe educata anche a questo tipo di patologie, molto più diffuse di quello che può sembrare.

A chi chiedere aiuto, per noi stessi, i nostri cari o conoscenti?

Se tu che stai leggendo ti riconosci in questo vortice di emozioni che ti portano a ricercare nel cibo un’espediente per “non pensare”, grida più forte il tuo immenso dolore: genitori, amici, professionisti, insegnanti, mentori. Non rimanere in silenzio, anche se ai tuoi occhi può sembrare evidente che “nessuno si accorge di me e di come sto”, alle volte usare le parole è necessario per comunicare, trasmettere quello che la propria anima tormentata sta cercando di dire. In una giornata come questa, dove viene celebrato l’AMORE, il più importante è l’AMORE VERSO Sè STESSI. Un amore sincero, costante e che non deve mai abbandonare la soglia della nostra porta, ossia il nostro corpo. Un corpo che non deve più essere visto come un ostacolo o un incubo ma piuttosto come un contenitore di bellezza interiore, bellezza sana. La nostra anima tramite la nostra mente manda dei segnali di fumo, di quel fumo nauseante e fastidioso che noi siamo costretti a inspirare per prenderne consapevolezza ma che dopo abbiamo l’obbligo di espirare all’esterno, cacciar via quel veleno per trasformarlo in aria, quella che ti riempie lo stomaco e ti fa perdere man mano quella terribile “FAME d’amore”.

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