Alexa, dimmi “Di più sul tumore”: il supporto psiconcologico arriva sugli smart speaker

Cresce la humanification: la tecnologia è sempre più umana

La tecnologia che si adatta alle persone è la nuova frontiera dell’esperienza digitale. Meglio conosciuta con il termine humanification, l’esperienza digitale applicata alla medicina, si appresta a diventare un ulteriore tassello per il raggiungimento dello stato di benessere delle persone. E’ notizia di questi giorni, il debutto della prima skill per Amazon Alexa che offre contenuti di supporto psiconcologico per i pazienti con tumore attraverso la tecnologia voice-assistant.

Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti” .

diceva Albert Einstein

La celebre frase del grande scienziato, ha in se una visione condivisibile che però viene smentita nel momento in cui  la tecnologia si mette al servizio dell’uomo adattandosi  , allineandosi costantemente alle necessità e bisogni di chi la utilizza. Questo risultato è frutto della necessità di far dialogare tecnologia e umanità affinchè queste due componenti possano integrarsi per efficientare il potenziale che il digitale può offrire nelle vite delle persone  attraverso i progressi sempre più sofisticati e a ritmo esponenziale.

Photo by EKATERINA BOLOVTSOVA on Pexels.com

ALEXA, DIMMI DI Più.

Ansia, depressione, sensi di colpa, mancata accettazione: la diagnosi di tumore e tutto quello che ne consegue possono avere numerose ripercussioni psicologiche sul paziente e sui familiari, che rendono ancora più difficile affrontare la malattia. Per questo motivo è fondamentale che i pazienti oncologici e oncoematologici e i loro caregiver possano contare su un supporto psiconcologico durante il percorso di diagnosi, trattamento e follow up.Per rispondere alle esigenze dei pazienti e dare loro un “primo supporto”, Pfizer con il patrocinio di SIPO – Società Italiana di Psico-Oncologia lancia il servizio “Di più sul tumore”, gratuito per Amazon Alexa, che può essere fruito da smart speaker o da app mobile e che offre informazioni e approfondimenti sulla gestione psicologica delle diverse fasi di malattia.

Dall’elaborazione della malattia al ritorno al quotidiano, passando per la gestione di emozioni e relazioni interpersonali, “Di più sul tumore” propone a pazienti e caregiver una serie di contenuti narrati da Alexa, facilmente consultabili tramite comandi vocali, integrati da quattro podcast che offrono all’ascoltatore approcci diversi sulla gestione delle emozioni legate alla malattia.L’applicazione è stata realizzata in collaborazione con la dottoressa Gabriella De Benedetta, Psicologa e psicoterapeuta dell’UOSC Ematologia Oncologica, Istituto Nazionale Tumori IRCCS Fondazione Pascale di Napoli, che ha anche dato voce ai podcast.

«La patologia oncologica può far nascere pensieri ed emozioni completamente nuovi, che il paziente stesso può non riconoscere come propri, ha difficoltà a gestire e provocano malessere – spiega la dottoressa Gabriella De Benedettase si ha la febbre, si prende un farmaco che la faccia scendere, anche se si sa che a causarla è un’infezione: allo stesso modo, è importante trattare il malessere psicologico, che sappiamo essere causato dal tumore. Ritengo che il supporto psicologico sia fondamentale anche in fasi ritenute ordinarie, come l’inizio del percorso diagnostico, una fase molto delicata per il paziente ma che spesso viene sottovalutata. In questo senso “Di più sul tumore” può essere molto importante perché dà la possibilità a molte persone di avere alcune risposte a quesiti generici su come affrontare la malattia, ma anche di ricevere numerosi spunti di riflessione che possono aiutare a instaurare un cambiamento; ma soprattutto, può rendere pensabile l’idea di rivolgersi a uno psicologo e diventare uno stimolo a cercare un intervento più specifico».

Nonostante l’utilità del supporto psiconcologico per ridurre lo stress e aumentare il benessere percepito, sono pochi i pazienti con tumore che lo ricercano: uno studio (Cancer patients’ desire for psychological support: prevalence and implications for screening patients’ psychological needs – Merckaert et al., 2009) evidenzia che a richiederlo è solo il 25% delle pazienti donne, a fronte di elevati livelli di ansia e depressione individuati nel 70% del campione femminile, mentre la percentuale si abbassa ulteriormente tra gli uomini (10%), nonostante il 50% riporti punteggi significativi di ansia e depressione.

La crescente diffusione degli smart speaker e della tecnologia di Alexa possono quindi contribuire a valorizzare l’importanza del supporto psicologico in quest’area. Tutti i contenuti presenti su “Di più sul tumore”, infatti, oltre ad offrire informazioni utili sulla gestione del carico psicologico nelle diverse fasi della malattia, suggeriscono come poter affrontare più efficacemente questa difficile esperienza attraverso un percorso psicologico personalizzato, rivolgendosi, ad esempio, al centro più vicino sul territorio oppure alla Società Italiana di Psico-Oncologia (www.siponazionale.it). Con “Di più sul tumore” è la prima volta in Italia che la tecnologia voice-assistant viene utilizzata per offrire un servizio alle persone più fragili che hanno bisogno di sostegno nell’affrontare emotivamente la malattia.

«La diagnosi di cancro può decisamente sconvolgere la vita di una persona e di chi gli sta intorno. Anche la convivenza stessa con questa malattia, per fortuna sempre più lunga ma spesso non priva di difficoltà e momenti di sconforto, caratterizzata da continui follow up che generano nello stesso tempo apprensione e speranza, ha importanti ripercussioni psicologiche. Per questo è sempre più importante curare la malattia e prendersi cura allo stesso tempo della persona, garantendo sia all’ammalato che al caregiver un sostegno psicologico ed uno spazio di contenimento emotivo commenta Alberto Stanzione, Direttore Oncologia di Pfizer in Italia – Sperimentare e intraprendere per primi nuovi percorsi e modalità per farlo, anche facendo ricorso all’intelligenza artificiale e all’evoluzione degli assistenti vocali, che entrati nella nostra vita quotidiana stanno aprendo grandi prospettive in molti campi, fa parte del  nostro impegno continuo per trovare soluzioni concrete e innovative che possano sostenere i pazienti e contribuire a rendere la loro vita migliore»

L’importanza della voce contro ogni solitudine

Francesca Fiorentino

«Ricordo tutto del giorno in cui a mia madre fu diagnosticato un cancro in stadio avanzato e non curabile. A lei fu nascosto, ma mio fratello ed io avevamo ben chiara la delicatezza della situazione. Non siamo mai stati lasciati soli nemmeno per un secondo, ma eravamo pieni di dubbi. Quel genere di dubbi che ti svegli nel mezzo della notte e non prendi più sonno. Dovessi scegliere due emozioni su tutte direi angoscia e paura. Perché da quel momento in avanti sarebbe stato tutto diverso. Il tempo aveva iniziato ad accelerare e a correre e non eravamo più capaci di orientarci. Avessimo avuto la possibilità di chiedere, fare domande H24 l’avremmo sicuramente colta. Perché quello che un paziente oncologico desidera, e con lui tutte le persone che lo amano, è potersi riappropriare del tempo, inseguire piccole certezze (che non sempre è possibile avere, purtroppo). Ben vengano allora tutte le tecnologie che contribuiscono a calmare un’anima in subbuglio. Che sanno dare risposte concrete, valide e vere in un momento difficile. Parlare del tumore, raccontarlo a voce è anche un modo per rassicurare. E con i podcast la tecnologia già porta la tua voce ovunque, è una conquista bellissima».

Francesca Fiorentino, giornalista, audiomaker e podcast mentor. Sono collaboratrice di Radio Wellness e Radio Salute e contributor per Melarossa.
Roberta Giusto Psicologa


L’iniziativa è lodevole e arriva in un momento storico particolare in cui si ha avuto la possibilità di avvicinarsi alla tecnologia in modo più sano e funzionale. Questo un esempio di come grazie al nuovo avvento tecnologico è possibile accorciare le distanze e godere di una compagnia sincera, autentica, informativa e accogliente. In questo periodo pandemico si è cercato di salvaguardare la salute dei nostri cari anche i più bisognosi e fragili come possono essere anziani o persone immunodepresse; questo slancio di protezione ha portato con sé un aumento del senso di solitudine che di riflesso ha contribuito a sviluppare psicopatologie come ansia, depressione, frustrazione e impotenza. Affrontare un decorso diagnostico di tipo oncologico è impegnativo, complicato e per questo motivo, mai come in questo caso, serve un lavoro e un supporto di rete sociale e familiare. Quando quest’ultimo però viene meno, per motivi totalmente al di fuori dal nostro controllo, diventa necessario trovare una soluzione alternativa che possa limitare i danni e crear nuovi diversi tipi di benefici. “Alexa” poi per comodità e funzioni è diventata una nostra alleata quotidiana pertanto l’idea di poterla utilizzare secondo uno schema più umanizzante fa ben sperare che davvero le distanze possano essere nulle sia in questo momento pandemico ma anche dopo: mi immagino situazioni di terapia intensiva, ricoveri in solitaria, day hospital d’urgenza e/o anche semplicemente momenti di distanza logistica dal proprio “luogo del cuore”. Ogni momento passato da solo potrà essere rassicurato da una voce, meccanica e non solo, che renderà meno buio un momento di per sé travolgente. Ciò che più spaventa l’animo umano è la solitudine poiché nasciamo come animali sociali e tutto quello che priva la libertà di socializzazione viene vissuto come un “attentato” al nostro respiro. Quando si riceve una diagnosi oncologica si può sperimentare inizialmente una volontà di “esclusione” (“lasciatemi sola/o”, “non ho bisogno di niente”, “voglio stare da sola/o”) ed è proprio in questi momenti che “Alexa” può essere la compagnia discreta, non invadente ma presente che può rendere meno angosciante il decorso e può far chiarezza su determinate dinamiche mediche, emotive e psicologiche che si creano successivamente alla diagnosi. Nessuno vuol rimanere solo ma alle volte diventa necessario “allontanare gli altri” per salvaguardare il proprio dolore, quando ciò accade non dobbiamo forzare la nostra presenza con il nostro ottimismo, piuttosto lasciamoci anche “sostituire” o affiancare da uno strumento tecnologico che è stato studiato per avere un’efficacia comunicativa costante ma a suo modo molto discreta.

Roberta Giusto – Psicologa

Il nuovo “format” di Pfizer che utilizza una tecnologia sempre più presente nelle case e nei dispositivi mobile degli italiani sarà applicato anche in altre aree terapeutiche: è, infatti, già in sviluppo e a breve disponibile la skill ‘Di più sull’amiloidosi’ dedicata ai pazienti affetti da questa rara malattia. La skill “Di più sul tumore” può essere utilizzata su smart speaker Alexa o attraverso l’app mobile Alexa. Per informazioni su installazione, utilizzo e contenuti: www.pfizer.it/Di-Piu-Sul-Tumore/

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