L’abitare collaborativo: un salto nel possibile. Al via focus group virtuali per il cohousing

Una nuova dimensione dell’abitare oggi è possibile? E’ la domanda da cui sono partiti Lucio
Massardo, Natalia Ardoino e tutto lo staff di MeWe Abitare collaborativo Impresa sociale realtà che fa del cohousing e delle comunità condivise la propria ragione di vita.

Da qui l’idea di ascoltare le esigenze delle persone attraverso focus group virtuali appartamenti al ciclo “L’abitare collaborativo: un salto nel possibile” condotti magistralmente dall’astigiana Anna Zumbo, consulente e formatore nei processi partecipativi di rafforzamento delle organizzazioni e sviluppo di comunità, al fine di individuare quattro macroaree di cohousing a cui dare risposta. Aree di riflessione e di confronto che si sono concretizzate in quattro appuntamenti online gratuiti a cui tutti possono partecipare per ripensare alla propria “casa” ideale.

Si comincia giovedì 13 maggio alle 18 con “Il vicinato elettivo: come si scelgono i coabitanti?” per proseguire la settimana successiva, il 20 maggio alle 21 con “La co-responsabilità: come si gestisce il potere decisionale abitando con altri?”. Il 27 maggio, alle 18 sarà la volta di “La gestione dei conflitti: come si costruiscono relazioni a prova di litigio”, mentre giovedì 3 giugno si chiuderanno gli appuntamenti con “La proprietà privata e i suoi valori: quale valore aggiunto per l’abitare condiviso?”


Per partecipare agli incontri, gratuiti e con un massimo di 30 partecipanti «per poter dare a tutti il
diritto di parola», è sufficiente iscriversi a questo link, indicando la propria preferenza.

https://bit.ly/3tq3fSX,

Quello di MeWe Abitare Collaborativo è un cohousing nuovo, inclusivo, lo spazio giusto per le
persone giuste:

«Durante il lockdown ci siamo resi conto di quanto non solo l’ambiente in cui si
vive ma anche le persone con cui lo si condivide, faccia la differenza nelle nostre vite – sottolineano Ardoino e Massardo, deus ex machina del progetto – Da qui abbiamo compreso quanto fossimo in linea con la realizzazione di questo progetto per creare la casa che si vuole, non quella che si trova, con la comunità giusta».

Per entrambi quello dell’architetto è un ruolo sociale: ciascun essere umano deve avere la possibilità di vivere in ambienti dignitosi:

«Nasciamo in un territorio, quello ligure, in cui la casa ha un’accezione fortemente turistica sia per costi che per dimensioni – spiegano – Se per un viaggiatore estivo 45 mq sono sufficienti, altrettanto non si può dire per un residente. Il nostro obiettivo è costruire una domanda e una offerta basate sul riuso dell’esistente e la creazione di connessioni».

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