Torna il compagno di banco con la prima campanella

Con la prima campanella, distanti un metro solo se si può, si torna in aula accanto al proprio compagno di banco!

E’ questo uno degli aspetti che strapperanno un sorriso in più ai tanti studenti che si appresteranno a vivere il nuovo anno scolastico con regole ibride, fiduciosi di un ritorno alla normalità. Partner perfetto di scambio di bigliettini, preparazione di interrogazioni e custode di segreti, il compagno e la compagna di banco svolgono un ruolo prezioso e utilissimo alla socializzazione e all’integrazione scolastica e formativa di ciascuno. Non solo. La scuola torna essa stessa alla chiamata della prima campanella con aspettative da colmare da parte di genitori e studenti in termini di integrazione, evoluzione e capacità di rinnovare relazioni e formazione compromesse dagli ultimi tempi.


“Il primo giorno di scuola è un momento fondamentale nella vita di un bambino, lo avvia verso un percorso di apprendimento e crescita personale che gli cambia la vita. La maggior parte di noi può ricordare innumerevoli piccoli dettagli – quali vestiti indossavamo, il nome del nostro insegnante, chi ci sedeva accanto. Ma per milioni di bambini, quel giorno importante è stato rimandato indefinitamente”

 ha dichiarato il Direttore generale dell’UNICEF Henrietta Fore.

“Con la ripresa delle lezioni in molte parti del mondo, milioni di bambini di prima elementare stanno aspettando di vedere l’interno di un’aula da oltre un anno. Altri milioni potrebbero non vederne affatto una in questo periodo scolastico. Per i più vulnerabili, il rischio di non mettere mai piede in un’aula nella loro vita sta salendo alle stelle”.


In prima elementare si stabiliscono le basi di tutto l’apprendimento futuro, con l’introduzione alla lettura, alla scrittura e alla matematica. È anche un periodo in cui l’apprendimento in presenza aiuta i bambini ad acquisire indipendenza, adattarsi a nuove routine e sviluppare relazioni significative con insegnanti e studenti. La presenza a scuola permette anche agli insegnanti di identificare e affrontare ritardi nell’apprendimentoproblemi di salute mentale e abusi che potrebbero influenzare negativamente il benessere dei bambini.

Nel 2020 le scuole sono state chiuse in media per 79 giorni

Photo by Tima Miroshnichenko on Pexels.com

Nel 2020, le scuole a livello globale sono state completamente chiuse per una media di 79 giorni di lezione. Per 168 milioni di studenti, dopo l’inizio della pandemia, le scuole sono state chiuse per quasi tutto l’anno. Anche ora, molti bambini stanno affrontando il secondo anno di interruzione della loro istruzione, un evento senza precedenti. Le conseguenze associate alla chiusura delle scuole – perdita di apprendimento, stress mentale, mancate vaccinazioni e un rischio maggiore di abbandono scolastico, lavoro minorile e matrimonio precoce – saranno sentite da molti bambini, specialmente dai più giovani nelle fasi critiche dello sviluppo.

Mentre i paesi di tutto il mondo stanno intraprendendo alcune azioni per la didattica a distanza, almeno il 29% degli studenti della scuola primaria non viene raggiunto. Oltre alla mancanza di risorse per l’apprendimento a distanza, i bambini più piccoli potrebbero non essere in grado di partecipare a causa della mancanza di supporto nell’uso della tecnologia, di un ambiente di apprendimento  inadeguato, della pressione per svolgere faccende domestiche o di essere costretti a lavorare.

Gli studi hanno dimostrato che le esperienze scolastiche positive durante questo periodo di transizione sono un fattore predittivo dei futuri risultati sociali, emotivi e formativi dei bambini. Allo stesso tempo, i bambini che rimangono indietro nell’apprendimento durante i primi anni spesso rimangono indietro per il tempo rimanente che passano a scuola, e il divario aumenta nel corso degli anni. Il numero di anni di istruzione che un bambino riceve influisce anche direttamente sui suoi futuri guadagni. 

Compagno di classe si bullismo no! Ne parliamo con Roberta Giusto, psicologa

“Croce e Delizia. Questa sarebbe la descrizione della parola “Scuola” per moltissimi bambini e/o ragazzi che si stanno accingendo ad iniziare questo nuovo anno scolastico. “Croce” perché la sveglia che interrompe il sonno così presto, i compiti a casa, le ansie da prestazione non sono mai percepiti come piacevoli ma “Delizia” – allo stesso tempo – perché i compagni di classe, il luogo simbolico della crescita, gli insegnamenti di vita dovrebbero mettere radici in quelle sottili mura che li separano dal mondo adulto – quando si è adolescenti – e dal mondo familiare quando si è ancora in tenera età.

Quest’anno però il primo giorno di scuola sarà un momento molto più colmo di significato per tutti i bambini/ragazzi, per le loro famiglie e credo fortemente che lo sarà anche per tutti gli insegnanti.

Photo by Max Fischer on Pexels.com

Per quest’ultimi prima di tutto si riaccenderà l’emozione di poter osservare lo sguardo e il messaggio che gli studenti, solo con quello (alle volte) riescono a comunicare, in secondo luogo sarà loro compito aiutare i ragazzi ma specialmente i bambini a dare significato a quello che è successo in questi mesi poiché loro sono stati le vittime più silenziose di questa pandemia; per le famiglie sarà un graduale ritorno a quella normalità che il COVID-19 ha strappato via; per gli studenti si avvertirà palpabile l’emozione di ri-incontrare i propri compagni, soprattutto “quello di banco”.

Sicuramente durante l’estate molti ragazzi hanno ripreso a frequentarsi con i propri amici di scuola ma ritrovarsi nell’unico contesto che ha permesso la loro conoscenza, rende l’incontro del tutto diverso. Quanta importanza può avere il compagno di banco, che sia al rientro, durante o alla fine dell’anno accademico? Immaginiamo un percorso lungo dai 3 ai 5 anni, caratterizzato da un notevole impegno cognitivo e una continua messa in discussione sul piano personale e scolastico, avrebbe davvero lo stesso valore senza un compagno di avventura? Un compagno di paure, di confronto e scontro, un compagno di crescita? Con questa persona, che sia scelta con volontà o meno, è stato, è e sarà possibile condividere i propri vissuti, dare voce nel modo più semplice possibile alle proprie emozioni. A scuola la crescita (in)formativa è un obiettivo primario ma non dobbiamo assolutamente dimenticare come senza relazioni e senza contatti, nessun obiettivo raggiunto ha lo stesso sapore.

Roberta Giusto, psicologa

Una nota è importante farla per tutti quei bambini/ragazzi che hanno difficoltà a vivere l’ambiente scolastico per diversi motivi (episodi di bullismo, disturbi di ansia, disabilità non adeguatamente supportata, etc) e che nella didattica a distanza avevano trovato un rifugio. Non sempre l’esperienza scolastica è come speriamo che sia, come ci aspettiamo che sia, come si aspettano gli altri che sia. Rimaniamo attenti alle dinamiche accademiche, qualsiasi sia il grado e l’ordine della scuola; rimaniamo o iniziamo pian piano ad essere sempre più presenti verso i nostri ragazzi con discrezione ma assoluta sincerità.

Il mio augurio per questo nuovo anno scolastico è quello di viverlo con il suo nuovo “sapore”, il suo nuovo “sentire”. Godersi ogni “Delizia” ma nello stesso tempo se la “Croce” pesa un po’ troppo, non aver timore a chiedere aiuto. Noi adulti, per quanto alle volte assorti nel nostro piccolo mondo, siamo vostri alleati”.

MaBasta. Cresce il movimento antibullismo creato dai ragazzi

Un segnale forte, arriva proprio dai ragazzi. L’idea di “MaBasta” nasce nel 2016, mentre in classe un gruppo di studenti dell’istituto Galilei, Costa, Scarambone di Lecce, discuteva del caso della ragazza di Pordenone che ha tentato di farla finita perchè non ce la faceva più a sopportare le azioni di bullismo da parte dei compagni.

“Siccome il nostro prof di informatica, Daniele Manni, – dicono gli autori nel sito – ci diceva sempre che è molto meglio “fare” qualcosa anziché semplicemente parlarne, allora ci siamo chiesti cosa potessimo fare di concreto per almeno tentare di frenare questo bruttissimo fenomeno. Ci è venuto quindi in mente l’idea di creare un movimento di giovani e giovanissimi che, come noi, vogliono fermare il bullismo, per dimostrare a bulle e bulli che quelli contrari sono molto più numerosi!

https://www.mabasta.org/index.html

Oggi MaBasta ha una pagina Facebook seguitissima e un sito per dare una mano sia alle vittime, spingendoli a segnalare le loro storie, che ai bulli veri e propri perchè, secondo noi, forse sono proprio loro che ne hanno più bisogno.

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